PIANO DI GESTIONE SPECIE ITTICHE DEMERSALI: FEDERPESCA SCRIVE AL MINISTRO SALVINI PER RAPPRESENTARE RICATTO COMMISSIONE EUROPEA

In data 22 dicembre 2018 il Presidente di Federpesca Luigi Giannini ha scritto al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini e al Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio per rappresentare una situazione di grande difficoltà per il settore della pesca italiana a causa di una burocrazia europea miope e totalmente scollata dalle reali esigenze delle imprese italiane.

Qui, in sintesi, il contenuto della lettera:

La Commissione europea ha bocciato il piano di gestione dei demersali presentato dall’Italia, perchè ritenuto insufficiente relativamente alla riduzione dello sforzo di pesca.

Una situazione che deve essere affrontata con grande attenzione poichè il rischio, non corrispondendo alle richieste di Bruxelles, è quello di incorrere nel diniego del pagamento del fermo biologico del 2018.

Un ricatto bello e buono, quello operato dai Servizi della Commissione, che in sostanza ci chiedono di scegliere tra due opzioni che mortificherebbero entrambe il settore e ci chiama a confrontarci su un terreno che ha evidenti criticità.

Infatti, la Commissione obbliga la flotta italiana al rispetto di limiti a tutela delle risorse ittiche nelle acque internazionali del Mediterraneo (GSA16) dove operano indisturbati anche pescherecci tunisini, egiziani e di altre provenienze senza regole nè controlli.

In tutto l’Adriatico (GSA17 e 18) i pescherecci italiani sono autorizzati a pescare per non oltre 4 giorni alla settimana e, in questo periodo dell’anno, per soli 3 giorni a settimana. Viene oggi richiesta un’ulteriore contrazione delle giornate di pesca da parte della nostra flotta, mentre i pescherecci croati attingono agli stessi stock 7 giorni alla settimana, vanificando le intenzioni di tutela dell’ambiente marino e generando ingiuste condizioni di concorrenza sleale a danno delle nostre imprese.

Quale senso ha ridurre unilateralmente lo sforzo di pesca della flotta italiana senza poter limitare allo stesso tempo il prelievo da parte degli altri pescherecci?

Un Governo che ha a cuore le imprese e i lavoratori italiani non può che respingere al mittente il ricatto proveniente dalla burocrazia europea, inducendola a trovare soluzioni diverse, pretendendo che Bruxelles dialoghi con i paesi terzi rivieraschi, al fine di concordare periodi di fermo congiunto ed altre misure di gestione degli stock ittici che consentano una tutela del mare effettiva  e al contempo difendano i principi comunitari di leale e libera concorrenza tra le imprese europee.

Ci aspettiamo quindi che il Governo italiano ponga la questione presso la Commissione Europea, con urgenza e determinazione, per difendere la peculiarità della condizione della nostra flotta peschereccia nel mediterraneo, ove la sovranità territoriale ed economica è ristretta alle 12 miglia dalle coste italiane, circondata da competitors extra UE e da atteggiamenti molto diversi nei confronti di Paesi della stessa Unione Europea.