INTERVISTA AL PRESIDENTE GIANNINI SULLE PROTESTE DEL 30 GENNAIO A BARI CONTRO L’INASPRIMENTO DEI CONTROLLI

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 31 gennaio 2019.

BARI. <<“Non c’è una sola ragione di malessere, il settore della pesca viene bersagliato e colpito da più parti, se non si interviene subito si rischia il collasso”. Ieri la categoria è scesa in piazza a Bari, con un sit-in in Piazza Prefettura (cui ha partecipato il deputato leghista Lorenzo Viviani della commissione Agricoltura) per chiedere la modifica dei regolamenti europei. E il barese Luigi Giannini da quasi un trentennio alla guida di Federpesca nazionale, non usa mezzi termini. “Per iniziare nel nostro “lago” Adriatico, così può essere definito geograficamente, non valgono le stesse regole. Le marinerie della sponda opposta pescano 365 giorni l’anno, mentre in Italia solo tre giorni la settimana. Oggi è molto facile controllare su un sito pubblico come “Marine Trafic” si possono facilmente individuare i pescherecci croati attivissimi anche il sabato e la domenica. Ecco perché le acciughe che oggi arrivano sui nostri mercati vengono tutte da lì, mentre prima, quello che può definirsi “il pane del mare”, era appannaggio delle nostre flotte, tra cui quella biscegliese. Si parla tanto di ridurre lo sforzo di pesca, dei problemi ambientali, tutto giusto, ma perché a farne le spese dobbiamo essere solo noi? Da qui la necessità di una gestione ambientale e delle risorse comune dell’intero spazio adriatico. Per non parlare dei controlli, da noi sono stringenti, ma lì probabilmente non è lo stesso. Non voglio qui dire che non devono esserci i controlli, ma anche in questo caso bisogna uniformarli.”

LA PROTESTA DEI PESCATORI SI SOFFERMA SULLE REGOLE EUROPEE?

Certo. In Europa sui tavoli istituzionali non riusciamo a far valere i nostri interessi e le nostre prerogative. In materia di pesca l’UE è attivissima, sforna nuove normative in continuazione a cui i nostri motopesca e le aziende devono uniformarsi con un aumento esponenziale dei costi. A questi si aggiungono i costi ordinari tra cui il più pesante è l’equipaggio che ovviamente va pagato secondo il contratto collettivo di lavoro tutto l’anno, ma in realtà il periodo lavorativo è ridotto se si considerano i pochi giorni di pesca concessi, più il fermo biologico, più le avarie, più le condizioni meteo avverse. Manca, quindi, la redditività dell’impresa che viene schiacciata dalla concorrenza sleale delle altre marinerie oltreadriatiche.”

NON ESISTONO DEGLI “AMMORTIZZATORI” PER SOSTENERE LE IMPRESE?

Il settore della pesca è l’unico senza cassa integrazione, vi sono degli ammortizzatori i quali prevedono 30 euro al giorno per i marittimi che non possono svolgere la loro giornata lavorativa per il fermo o per altre cause, ma lo strumento non funziona. I nostri addetti per esempio non vengono pagati dal 2017! E gli armatori stessi non riescono ad ottenere i proventi dell’indennità del fermo pesca dal 2016 (n.d.r. il fermo pesca prevede lo stop del peschereccio per un periodo dell’anno per ripristinare le risorse ittiche). Le pare un sistema che funziona? Per questo è necessario un decreto urgente del governo che preveda delle misure di sostegno al settore e al mantenimento dell’occupazione, in Puglia lavorano stabilmente più di 3.500 marittimi“.

I PESCATORI SI LAMENTANO DEL SISTEMA SANZIONATORIO?

Questo è un altro tema che va affrontato subito, i controlli come si diceva possono essere anche giusti, ma il sistema di sanzioni è sproporzionato, lei pensi che con il sistema attuale se un peschereccio viene sanzionato nell’attualità rischia di perdere i famosi contributi per il fermo biologico di cui si diceva prima, quelli fermi al 2016 per intenderci“.

ANCHE I PREZZI SUL MERCATO SONO MOLTO BASSI?

Certo, perché il prodotto locale viene schiacciato dalla concorrenza e subisce gli effetti della crisi. La gente nei supermarket compra più facilmente prodotti di acquacoltura che vengono dalla Grecia e dalla Turchia a basso costo, il nostro pesce catturato in Adriatico è naturalmente più caro. Come dicevo all’inizio se si sommano tutte queste concause si può comprendere le ragioni della protesta di un settore un tempo floridissimo che oggi rischia il baratro. L’attenzione su queste problematiche deve essere massima e anche la politica deve occuparsene fattivamente“.>>