25.07.2014 ore 17:12 #NORMATIVA COMUNITARIA

Federpesca: no al bando totale delle reti da posta derivanti

Dal gennaio 2015 è a rischio la pesca con le reti derivanti, alla luce della proposta della Commissione Europea di della messa a bando totale. Questa decisione draconiana porterebbe all’eliminazione di attrezzi come le menaide, la sgomberara, l’alacciara, la bisantonara, l’occhiatara, la palamitara, la bisara e la bogara, mestiere tradizionali tutti altamente selettivi che non hanno effetto sulle specie protette e sui grandi pelagici.

Proprio a seguito della dismissione delle spadare verso la fine degli anni ’90 la Commissione Europea ha offerto ai pescatori dediti tradizionalmente all’uso delle reti da posta derivanti la possibilità di utilizzare attrezzature derivanti alternative (ferrettare) circoscrivendo dettagliatamente caratteristiche tecniche, norme di utilizzo, e specie bersaglio consentite.
Peraltro è di questi giorni la notizia che la Commissione Europea  ha chiuso positivamente la procedura di infrazione aperta contro il nostro Paese proprio in merito alle spadare.

Appare quindi irrazionale la proposta di eliminare totalmente la possibilità di effettuare catture a mare con qualsiasi tipologia di reti derivanti, che nulla hanno a che vedere con le cosiddette spadare che, per inciso, continuano ad essere tranquillamente utilizzate dalle flotte dei Paese extracomunitari della sponda sud del mediterraneo che poi immettono il relativo pescato sui mercati comunitari, con buona pace delle istituzioni comunitarie e dei vari paladini dell’ambiente i quali rivolgono strali e censure solo sui pescatori comunitari che sono destinatari di un sistema di  regole stringenti, controlli e sanzioni che non hanno pari al mondo.

Spiace quindi constatare che anche un ramo del Parlamento italiano abbia espresso lo scorso 30 giugno parere favorevole, ancorché condizionato, all’adozione della messa a bando totale per le flotte dell’Unione europea di tutti i tipi di rete derivante, dopo aver audito le organizzazioni professionali che si sono pronunciate tutte indistintamente motivando per il rigetto della proposta comunitaria così come formulata, che a questo punto, dovrà quanto meno essere controbilanciata da un piano di ristoro economico per le imprese che saranno colpite dalla proibizione in questione.

Occorre infatti tener conto  dell’importanza socio-economica che questo tipo di pesca riveste nelle marinerie dove viene attuata, concentrate in massima parte in Sicilia, Calabria, Campania, e delle ricadute negative anche sull’indotto locale, in aree  caratterizzate da alti livelli di disoccupazione.