FEDERPESCA FAI, FLAI E UILA SCRIVONO A INPS PER CHIEDERE INCONTRO URGENTE SU SITUAZIONE CONTRIBUTIVA IMPRESE DI PESCA

Nelle Regioni Marche e Abruzzo sono pervenute da parte dell’Inps locale una serie di comunicazioni che notificano alle imprese di pesca il passaggio ad un tipo di inquadramento contributivo diverso rispetto a quello per il quale i datori di lavoro hanno versato i contributi. Nello specifico, è stato comunicato alle imprese di pesca con unità inferiori alle 10 tsl di “migrare” dalla L. 413/1984, prevista per i lavoratori dipendenti di grandi operatori della pesca, alla L.250/1958 che considera i piccoli pescatori come lavoratori autonomi.

Tuttavia, per i piccoli imprenditori costituiti in forma diversa dal lavoro autonomo, era prevista la possibilità di scegliere tra i due sistemi contributivi (articolo 1287 Codice Navigazione) laddove fossero rispettati alternativamente il requisito della stazza (superiore alle 10 Tsl) o della potenza motore (superiore ai 25 CV). In conseguenza di ciò, la maggior parte delle imprese ha optato per la L.413/1984 ovvero un sistema contributivo in cui si sarebbe pagato di più ma che avrebbe garantito maggiori tutele ai lavoratori sia in termini di garanzie contrattuali che in termini pensionistici.

Tale interpretazione è sempre stata avvalorata dalle casse di previdenza marittime susseguitesi negli anni (Inail, Ipsema, Inps stessa) che mai hanno contestato la contribuzione versata negli anni dalle imprese di pesca coinvolte. La conferma della corretta interpretazione viene anche dalla Cassazione, sezione lavoro, che con la sentenza 3239/2001 conferma che l’obbligo dei requisiti di stazza o potenza motore sono in alternativa tra loro. Inoltre, la stessa L.413/1984, all’articolo 8 prevede una serie di casi di esclusione dalla sua applicazione, all’interno dei quali non rientra la fattispecie in questione. Secondo l’Inps delle Marche ora questo meccanismo non sarebbe più applicabile perché quella normativa più ampia e strutturata dovrebbe applicarsi solo alle società e ai grandi operatori e non già ai pescatori con barche sotto le 10 tonnellate, anche se costituiti sotto forma di snc, srl e sas. Inoltre, a seguito di questo eventuale reinquadramento, non è chiaro cosa accadrebbe alle quote versate in eccesso dai contribuenti in molti decenni di versamenti.

A tal fine abbiamo chiesto un incontro volto ad approfondire la situazione e trovare soluzioni per intervenire con la massima urgenza rispetto ad un reinquadramento automatico e retroattivo che risulta estremamente dannoso per le imprese e i lavoratori della pesca, operando un declassamento su una categoria che negli anni passati ha effettuato una scelta virtuosa, scegliendo un inquadramento contributivo più oneroso ma che garantisse maggiori tutele e che oggi si trova invece in una situazione paradossale ed estremamente dannosa.