FEDERPESCA AUDITA DALLA COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Mercoledì 25 luglio si è tenuta l’audizione dei rappresentanti delle organizzazioni del settore ittico da parte della XIII Commissione della Camera dei Deputati.

Un momento di confronto importante con i nuovi componenti della Commissione parlamentare che pone le basi per un lavoro che speriamo possa essere costante  e proficuo.

Come Federpesca abbiamo ribadito la necessità di andare avanti nel varo di una legge di riassetto complessivo del settore ittico. Da questo punto di vista le precedenti commissioni parlamentari avevano iniziato un lavoro che, seppure presentava moltissime criricità, faceva un passo avanti su diverse questioni come la necessità di dotare il settore di un ammortizzatore sociale al pari di altri comparti come quello agricolo, nonchè la necessità di revisionare le sanzioni applicate alla pesca esageratamente sproporzionate.

Il settore della pesca è infatti sottoposto ad un sistema regolatori/sanzionatorio tra i più rigorosi al mondo e ciò sortisce l’effetto di esaltare la competitività – scorretta ma altrettanto concreta – delle flotte pescherecce che concorrono al prelievo di risorse ittiche nello stesso Bacino. 

Tra gli elementi che rappresentano una sostanziale alterazione della concorrenza vi è certamente il sistema di sicurezza sociale che caratterizza il nostro impianto contrattuale e che riporta il giusto obbligo della corresponsione del minimo monetario garantito di cui al CCNL stipulato da Federpesca con le controparti sindacali. Un sistema adeguato al livello di sviluppo della nostra civiltà che però, in assenza di qualsiasi ammortizzatore sociale (essendo stata soppressa la CIGS in deroga), si traduce in un costo secco per le imprese, anche in mancanza di operatività, quindi di produzione e di ricavi. L’armatore si trova infatti a sopportare costi fissi e variabili riferiti alla propria azienda per 365 gg/anno, mentre l’attività produttiva è limitata ad un periodo che varia tra 160 e 230 gg/anno.

Un paradosso che sta determinando l’effetto di declino agli occhi di tutti. Una riduzione del numero delle unità da pesca, degli occupati, della produzione vendibile. Una “desertificazione” unilaterale a tutto vantaggio degli altri paesi rivieraschi e non del Mediterraneo, che altro non aspettano se non aggredire il nostro mercato che rappresenta per loro il principale target commerciale.

Per questa ragioni, abbiamo condiviso alcune proposte, peraltro già previste – anche se non attuate – dalla legislazione nazionale vigente (artt: 13-14, Decreto legislativo 26.5.2004, n.154):

1. Sostegno ai costi assicurativi sopportati dalle imprese di pesca, inclusa la stipula di polizze multirischio per il risarcimento del danno economico subito per effetto dell’inoperosità causata da avverse condizioni meteomarine, avarie, ed altre cause nominate);

2. Sostegno ai costi per l’accesso al credito, incluso il costo dei servizi professionali e quello per l’acquisizione di una garanzia collettiva al credito;

Poi ancora, nel processo di valorizzazione della produzione ittica siciliana:

3. Estensione alla pesca dei Contratti di Filiera e dei Contratti di Sviluppo vigenti in agricoltura (Legge 27.12.2002, n. 289).

Un’altra questione fondamentale è quella del fermo pesca.

Federpesca ha ribadito una seria preoccupazione relativamente al ritardo dei pagamenti del fermo che avvengono strutturalmente in un ritardo non più tollerabile. Abbiamo inoltre espresso la necessità di progettare sin da ora un nuovo fermo pesca più rispondente alle necessità biologiche ma anche commerciali delle imprese e di quanti con la pesca lavorano quotidianamente.