30.04.2014 ore 13:09 #NEWS

Esiti riunione fermo Pesca 2014.

Si è svolto nella giornata di ieri, 29 aprile alle 15.30 un primo incontro presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, presieduto da Riccardo Rigillo Direttore Generale per la pesca marittima e l’acquacoltura, cui hanno partecipato le associazioni di categoria e i sindacati di settore per discutere l’eventuale adozione delle misure di interruzione temporanea dell’attività di pesca per il 2014.
Gli intenti dell’Amministrazione sembrano essere quelli di riproporre, nella sostanza, un fermo pesca sullo schema di quello adottato negli anni precedenti, seguendo le indicazioni provenienti dai Piani di gestione nazionale, comunque scaduti lo scorso dicembre e che necessitano, quindi,  di un rinnovo o proroga per fornire copertura scientifica al fermo 2014.

Al riguardo la delegazione di Federpesca, condotta dal direttore Corrado Peroni, dopo aver osservato che gli aventi diritto attendono ancora il pagamento delle indennità del fermo pesca 2013 e posto, per il 2014, la pregiudiziale questione della copertura finanziaria per armatori ed equipaggi (su cui comunque permangono perplessità soprattutto per la componente della CIGS in deroga), ha formulato delle prime riflessioni, evidenziando la necessità, anche alla luce dell’attuale sfavorevole congiuntura economica ed al fine di attenuare le ripercussioni negative che hanno sempre accompagnato il modello di fermo pesca tradizionale, che si tenga conto delle esigenze della produzione nazionale di assicurare l’approvvigionamento di prodotto ittico ai mercati disciplinando lo strumento del fermo delle attività in maniera dinamica, evitando stop prolungati e generalizzati che inevitabilmente determinano un maggiore ricorso ai prodotti d’importazione.

Le esigenze di tutela e salvaguardia degli stock ittici potrebbe essere efficacemente assicurata, soprattutto con riguardo alI’Alto e Medio Adriatico, attraverso l’inibizione delle attività di pesca nella fascia costiera sino alle 6 miglia, dove si concentrano i giovanili ed avviene la fase dell’accrescimento o, laddove attivati, all’interno delle misure di tutela previste dai Piani di gestione locale.

Grande attenzione è da porre per rendere meno rigida, sempre secondo Federpesca, la disciplina del periodo post-fermo applicata all’Adriatico da Trieste a Bari (soprattutto il meccanismo di riduzione di giornate di lavoro utili nelle 10 settimane successive al termine del periodo di fermo) che tenuto conto delle giornate di lavoro perse per maltempo e non recuperabili ha messo a serio rischio la sostenibilità economica di moltissime imprese di pesca.

Ovviamente una posizione di Federpesca –  più organica, articolata e completa – in materia di fermo delle attività sarà definita dall’organo statutario, Giunta Esecutiva, che affronterà a breve il tema.