CONVERSIONE DEL DECRETO SOSTEGNI (L. N. 69 DEL 21 MAGGIO 2021) E DECRETO SOSTEGNI BIS (D.L. N. 73 DEL 25 MAGGIO 2021): NOVITÀ PER LE IMPRESE DELLA PESCA

Nel corso delle ultime settimane, nel solco degli interventi finalizzati a fronteggiare le conseguenze economiche dell’emergenza epidemiologica dovuta al Covid-19, il legislatore ha apportato alcune novità in materia fiscale e di ammortizzatori sociali con due diversi provvedimenti normativi.

1.Le novità introdotte dalla legge di conversione del Decreto Sostegni (legge n. 69 del 2021) in materia di ammortizzatori sociali

Con la legge n. 69 del 21 maggio 2021 di conversione del decreto legge 22 marzo 2021, n. 41 (c.d. Decreto Sostegni, che contiene “misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19”) sono state previste alcune novità in materia di ammortizzatori sociali. In primo luogo, all’interno dell’articolo 8 è stato introdotto un comma 2-bis in forza del quale le ventotto settimane di assegno ordinario e cassa integrazione in deroga fruibili nel periodo tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2021, possono essere concesse “in continuità ai datori di lavoro che abbiano integralmente fruito dei trattamenti di cui all’articolo 1, comma 300, della legge 30 dicembre 2020, n.178”. Ciò comporta che il datore di lavoro che abbia utilizzato l’assegno ordinario, o la cassa integrazione in deroga, nel periodo ricompreso dal 1° febbraio 2021 al 6 marzo 2021, per una parte soltanto delle 12 settimane previste dalla legge di Bilancio 2021, qualora si dovesse trovare nella necessità di ricorrere ad una nuova sospensione/riduzione dopo il 1° aprile 2021, potrà utilizzare le residue settimane della legge di Bilancio 2021 in quanto le stesse si devono collocare entro il 30 giugno 2021. In questo modo le 28 settimane previste dal decreto Sostegni rimarrebbero a completa disposizione del datore di lavoro.

La seconda novità prevista dalla legge è l’introduzione al comma 3-bis di un differimento al 30 giugno 2021 dei termini decadenziali – per l’invio delle domande di accesso ai trattamenti di integrazione salariale collegati all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi – che siano scaduti nel periodo tra il 1°gennaio 2021 al 31 marzo 2021.

2. Decreto sostegni bis (d.l. n. 73 del 25 maggio 2021)

L’articolo 1 del Decreto Sostegni bis prevede un articolato sistema per determinare la spettanza del contributo a fondo perduto.

Nello specifico, al comma 1 è disposto il riconoscimento di un contributo a fondo perduto per i soggetti già beneficiari del contributo previsto dal Decreto Sostegni (d.l. n. 41/2021), per l’ammontare del cento per cento di tale contributo. Il contributo di cui al comma 1 viene erogato direttamente sul conto corrente, o in forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24. In alternativa, è previsto un nuovo contributo a fondo perduto (a favore di tutti i soggetti che svolgono attività’ d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato), spettante nel caso in cui l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2020.

Il decreto “Sostegni Bis” ha previsto una terza possibilità così detta reddituale o contributo perequativo; trattasi del riconoscimento, sempre previa istanza, di un contributo a fondo perduto ai soggetti che svolgono attività di impresa, arte o professione, titolari di partita iva con esclusione di coloro che l’abbiano cessata alla data di entrata in vigore del decreto, che siano incorsi in un peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, rispetto a quello relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019. L’individuazione della percentuale di calcolo reddituale richiesta per l’accesso al beneficio, la modalità di determinazione del beneficio stesso e quanto altro sono demandate ad un successivo decreto del MEF. E’uno dei 45 decreti legge attuativi necessari a rendere operativo l’impianto del Sostegni Bis.

Con specifico riferimento al settore della pesca, si consideri che il Decreto Sostegni bis (d.l. n. 73 del 25 maggio 2021), all’articolo 69, ha previsto una indennità una tantum di 950 euro in favore dei “pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335”. L’indennità, che non concorre alla formazione del reddito (ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), deve essere richiesta all’INPS (il soggetto erogatore, tenuto, però, a monitorare il rispetto del limite di spesa complessivo di 3,8 milioni di euro per l’anno 2021, al superamento del quale non emetterà decreti concessori). In merito alla qualificazione del rapporto di lavoro (autonomo, o subordinato), dovrebbero valere i chiarimenti forniti dall’INPS con messaggio n. 267 del 21 gennaio 2021 con riferimento all’indennità di cui all’articolo 222, comma 8, del d.l. n. 34 del 2020. Trattasi di pescatori, che anche se associati a cooperative, a livello fiscale sono titolari di reddito di impresa.

Per quanto concerne, invece, il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali, per le imprese di pesca – che accedono, a seconda delle dimensioni, all’assegno ordinario, o alla cassa integrazione in deroga – restano ferme le regole previste dall’articolo 8 del Decreto Sostegni, ossia 28 settimane di integrazione salariale (assegno ordinario, o cassa integrazione in deroga) e divieto di licenziamento per motivo oggettivo fino al 31 ottobre 2021.