FERMO PESCA SARDINE 2019

Pubblicato oggi il Decreto del Sottosegretario che stabilisce le disposizioni per l’anno 2019 relativamente al fermo pesca per le sardine.

Per tutti i pescherecci autorizzati all’esercizio dell’attività di pesca con l’utilizzo dei seguenti attrezzi: reti a circuizione a chiusura meccanica e reti a circuizione senza  chiusura che effettuano la pesca attiva di stock di piccoli pelagici , iscritte ovvero operanti nei compartimenti marittimi da Trieste a Gallipoli (GSA 17 e 18) l’interruzione temporanea dell’attività di pesca per 30 giorni consecutivi è dal 20 febbraio al 21 marzo

Con successivo Decreto Ministeriale saranno stabilite le chiusure spazio-temporali allo scopo di proteggere le zone di crescita e riproduzione degli stock di piccoli pelagici non previste dal presente provvedimento e da attuarsi nell’annualità 2019.

INTERVISTA AL PRESIDENTE GIANNINI SULLE PROTESTE DEL 30 GENNAIO A BARI CONTRO L’INASPRIMENTO DEI CONTROLLI

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 31 gennaio 2019.

BARI. <<“Non c’è una sola ragione di malessere, il settore della pesca viene bersagliato e colpito da più parti, se non si interviene subito si rischia il collasso”. Ieri la categoria è scesa in piazza a Bari, con un sit-in in Piazza Prefettura (cui ha partecipato il deputato leghista Lorenzo Viviani della commissione Agricoltura) per chiedere la modifica dei regolamenti europei. E il barese Luigi Giannini da quasi un trentennio alla guida di Federpesca nazionale, non usa mezzi termini. “Per iniziare nel nostro “lago” Adriatico, così può essere definito geograficamente, non valgono le stesse regole. Le marinerie della sponda opposta pescano 365 giorni l’anno, mentre in Italia solo tre giorni la settimana. Oggi è molto facile controllare su un sito pubblico come “Marine Trafic” si possono facilmente individuare i pescherecci croati attivissimi anche il sabato e la domenica. Ecco perché le acciughe che oggi arrivano sui nostri mercati vengono tutte da lì, mentre prima, quello che può definirsi “il pane del mare”, era appannaggio delle nostre flotte, tra cui quella biscegliese. Si parla tanto di ridurre lo sforzo di pesca, dei problemi ambientali, tutto giusto, ma perché a farne le spese dobbiamo essere solo noi? Da qui la necessità di una gestione ambientale e delle risorse comune dell’intero spazio adriatico. Per non parlare dei controlli, da noi sono stringenti, ma lì probabilmente non è lo stesso. Non voglio qui dire che non devono esserci i controlli, ma anche in questo caso bisogna uniformarli.”

LA PROTESTA DEI PESCATORI SI SOFFERMA SULLE REGOLE EUROPEE?

Certo. In Europa sui tavoli istituzionali non riusciamo a far valere i nostri interessi e le nostre prerogative. In materia di pesca l’UE è attivissima, sforna nuove normative in continuazione a cui i nostri motopesca e le aziende devono uniformarsi con un aumento esponenziale dei costi. A questi si aggiungono i costi ordinari tra cui il più pesante è l’equipaggio che ovviamente va pagato secondo il contratto collettivo di lavoro tutto l’anno, ma in realtà il periodo lavorativo è ridotto se si considerano i pochi giorni di pesca concessi, più il fermo biologico, più le avarie, più le condizioni meteo avverse. Manca, quindi, la redditività dell’impresa che viene schiacciata dalla concorrenza sleale delle altre marinerie oltreadriatiche.”

NON ESISTONO DEGLI “AMMORTIZZATORI” PER SOSTENERE LE IMPRESE?

Il settore della pesca è l’unico senza cassa integrazione, vi sono degli ammortizzatori i quali prevedono 30 euro al giorno per i marittimi che non possono svolgere la loro giornata lavorativa per il fermo o per altre cause, ma lo strumento non funziona. I nostri addetti per esempio non vengono pagati dal 2017! E gli armatori stessi non riescono ad ottenere i proventi dell’indennità del fermo pesca dal 2016 (n.d.r. il fermo pesca prevede lo stop del peschereccio per un periodo dell’anno per ripristinare le risorse ittiche). Le pare un sistema che funziona? Per questo è necessario un decreto urgente del governo che preveda delle misure di sostegno al settore e al mantenimento dell’occupazione, in Puglia lavorano stabilmente più di 3.500 marittimi“.

I PESCATORI SI LAMENTANO DEL SISTEMA SANZIONATORIO?

Questo è un altro tema che va affrontato subito, i controlli come si diceva possono essere anche giusti, ma il sistema di sanzioni è sproporzionato, lei pensi che con il sistema attuale se un peschereccio viene sanzionato nell’attualità rischia di perdere i famosi contributi per il fermo biologico di cui si diceva prima, quelli fermi al 2016 per intenderci“.

ANCHE I PREZZI SUL MERCATO SONO MOLTO BASSI?

Certo, perché il prodotto locale viene schiacciato dalla concorrenza e subisce gli effetti della crisi. La gente nei supermarket compra più facilmente prodotti di acquacoltura che vengono dalla Grecia e dalla Turchia a basso costo, il nostro pesce catturato in Adriatico è naturalmente più caro. Come dicevo all’inizio se si sommano tutte queste concause si può comprendere le ragioni della protesta di un settore un tempo floridissimo che oggi rischia il baratro. L’attenzione su queste problematiche deve essere massima e anche la politica deve occuparsene fattivamente“.>>

IMPORTANTE AUDIZIONE OGGI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Si è svolta questa mattina una importante audizione, indetta dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, nell’iter del disegno di legge per la semplificazione nei settori dell’agricoltura e della pesca .

Nel suo intervento, Federpesca ha sottolineato l’urgenza di procedere in modo massiccio alla semplificazione delle innumerevoli norme che stanno rendendo impossibile fare impresa nel settore.

Dal contributo NASPI, alle questioni relative a licenze di pesca e tassa di concessione governativa, ai canoni TV, alle restrizioni per la pesca mediterranea tra i meridiani 6 e 20, alle altre mille pastoie burocratiche che sono una delle principali cause dello svantaggio competitivo delle imprese italiane rispetto a quelle degli altri paesi europei.

Ma sopratutto, Federpesca ha sollevato la necessità di procedere con immediatezza alla revisione della Legge n. 154/2016 per quanto attiene il sistema sanzionatorio e di indire al più presto un tavolo di confronto tra Parlamento, Capitanerie di Porto e Direzione Generale della Pesca sui meccanismi di controllo delle attività di pesca.

Da ultimo, non abbiamo mancato di rimarcare anche in questa occasione l’urgenza di un provvedimento che introduca una vera e propria cassa integrazione del settore, visto il sostanziale fallimento della norma che introduce l’indennità di 30 €/giorno.

Uno strumento quanto mai necessario in assenza del quale gli effetti negativi delle interruzioni del ciclo produttivo ricadono esclusivamente sull’impresa.

VARIAZIONI IN DIMINUZIONE PER PROCEDURE ESECUTIVE RIMASTE INFRUTTUOSE

L’Agenzia delle Entrate a seguito di richiesta di consulenza giuridica, ha confermato che le note di variazioni dell’imponibile o dell’imposta per mancato pagamento dovuto a seguito della infruttuosità di procedure esecutive sono consentite solo nelle ipotesi previste dall’articolo 26 del DPR 633/72.

L’Agenzia con risposta n. 2 del 24 gennaio 2019 (che pubblichiamo in allegato) puntualizzando che le variazioni in diminuzioni hanno natura facoltativa, diversamente da quelle in aumento, precisa che il loro esercizio è limitato ai casi espressamente previsti dalla legge, tra i cui rientrano le procedure esecutive rimaste infruttuose.

In proposito l’art. 26, comma 12, del decreto iva individua i casi di infruttuosità:

  • in caso di pignoramento presso terzi, dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni o crediti pignorabili oppure l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore ovvero la sua reperibilità;
  • nell’ipotesi in cui, dopo che per tre volte l’asta per la vendita del bene pignorato sia andata deserta, si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.

In dette ipotesi l’infruttuosità della procedura deve essere acclarata da un organo super partes ( ufficiale giudiziario ) e non rimessa all’arbitrio del creditore pignorante.

Vista la rigidità delle procedure, sarebbe opportuno che un intervento normativo modificasse la disciplina delle perdite su crediti, uniformando quella prevista dalla normativa iva con quella dalle imposte dirette (esp. ammettere la possibilità di recuperare l’IVA per i mancati pagamenti di crediti di modesta entità anche in assenza di procedura esecutiva ).

<<ALL.>> Agenzia delle Entrate – Risposta n.2 del 24 gennaio 2019

PARLAMENTO EUROPEO ADOTTA PIANO PLURIENNALE DI GESTIONE DELLA PESCA DEMERSALE NEL MEDITERRANEO OCCIDENTALE (COMUNICATO DI EUROPECHE)

La commissione per la pesca del Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sulla proposta della Commissione europea che istituisce un nuovo piano pluriennale di gestione della pesca demersale nel Mediterraneo occidentale che colpisce principalmente le flotte di Italia, Francia Spagna.

Europêche accoglie con favore il positivo passo in avanti verso l’adozione definitiva di questa proposta legislativa che, nel contesto della regionalizzazione, fornirà maggiore stabilità e avvicina il processo decisionale ai pescatori e alle comunità costiere. Pur accogliendo con favore i risultati generali del voto di ieri, vi sono due questioni principali che ancora turbano l’industria europea della pesca: l’introduzione di una grave restrizione della rete da traino e la forte riduzione dell’attività in mare dal primo anno di attuazione delle nuove norme. Queste misure possono minare gli sforzi compiuti finora e la redditività delle flotte del Mediterraneo, che hanno già subito un considerevole calo del numero di navi da pesca e di posti di lavoro negli ultimi anni.

La posizione del Parlamento si basa sulla proposta della Commissione che mira a garantire che le attività di pesca siano sostenibili dal punto di vista ambientale a lungo termine. Europeche sottolinea che l’UE dovrebbe cercare coerenza con le misure approvate dalla comunità internazionale nel quadro della Commissione generale della pesca per il Mediterraneo (CGPM). Per questo motivo, Europêche plaude al rifiuto del Comitato di tentare di introdurre misure di gestione basate sul totale ammissibile di catture (TAC), che non funzionerebbe in questo piano di gestione.

Inoltre, il comitato per la pesca ha concesso un certo grado di flessibilità alla proposta della Commissione di vietare l’uso di reti a strascico a profondità superiori a 100 m per tre mesi all’anno tenendo conto di fattori geografici e scientifici. L’organismo di pesca sottolinea, tuttavia, che non è necessario un tale divieto poiché esistono già garanzie sufficienti nell’UE e nella legislazione nazionale per impedire che la pesca a strascico venga utilizzata su basi vulnerabili. Allo stesso modo, il divieto proposto si tradurrebbe di fatto nell’impossibilità di pescare per molti pescherecci, in particolare quelli più piccoli, che non possono operare in acque più profonde a causa di rischi per la sicurezza. Invece, Europêche è favorevole alla creazione di aree chiuse specifiche, debitamente giustificate da un punto di vista scientifico, come quelle già proposte dallo stesso settore della pesca in diversi paesi dell’UE.

Javier Garat, Presidente di Europêche, ha dichiarato: “Siamo convinti che la commissione per la pesca abbia dato un importante contributo a una migliore conservazione e allo sfruttamento sostenibile degli stock demersali nel Mediterraneo occidentale. I pescatori ritengono che vi sia ancora spazio per miglioramenti e ulteriore flessibilità al fine di adeguare il piano alle specificità mediterranee. In particolare, l’introduzione di restrizioni sull’attività di pesca e divieti di pesca metterebbe a repentaglio non solo intere comunità di pescatori ma anche i porti, le aste e le industrie ausiliarie a seconda degli sbarchi giornalieri effettuati dai nostri pescatori. I pescherecci a strascico di piccola scala sono uno dei principali fornitori di cibo nel Mediterraneo. Pertanto, se i pescherecci dovranno interrompere le attività di pesca per tre mesi all’anno, questi settori ne saranno profondamente colpiti e i consumatori ne sentiranno sicuramente le ripercussioni “.

DECRETO INTERMINISTERIALE 24 DEL 31/12/2018

Di concerto Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il MIPAAF e il Ministero dell’economia e Finanze hanno fornito il quadro normativo che permette la fruizione delle indennità previste per gli arresti temporanei obbligatori e non obbligatori relativi all’anno 2018.

Di seguito il decreto e i relativi allegati.

<<DECRETO>> DD n. 24 del 31.12.2018 recante misure di sostegno al reddito in favore dei lavoratori dipendenti da imprese delle pesca marittima

<<ALL.>> Allegato n. 1 DD n. 24 del 31.12.2018

OBBLIGO DI SBARCO: RICHIESTA INTERPRETAZIONE CORRETTA APPLICAZIONE AL MIPAAFT, AL COMANDO GENERALE DELLE CAPITANERIE DI PORTO E AL CAPO REPARTO PESCA MARITTIMA DEL CORPO DELLE CP

Federpesca ha inviato una lettera per richiedere delucidazioni in merito all’obbligo di sbarco entrato in vigore il 1° gennaio 2019.

Come è noto, il 1° gennaio scorso è entrato in vigore il Reg.CE n.2018/20136 del 18.10.2018, recante modifiche del Reg. CE n.2017/86 che istituisce un piano in materia di rigetti per alcune attività di pesca demersale nel Mar Mediterraneo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 21 dicembre 2018.

Al riguardo Federpesca ha segnalato che il dettato regolamentare risulta carente della circolare interpretativa destinata ad armonizzare l’applicazione in ambito nazionale.  Si evidenzia, infatti, la possibilità di interpretare gli adempimenti previsti dal Regolamento in maniera poco chiara ed è invece quanto mai necessario informare gli operatori su tutti gli obblighi intervenuti al fine di garantire il rispetto della normativa europea ed evitare di incorrere in sanzioni.

A tal fine, nell’attesa che la competente Direzione Generale della Pesca e dell’Acquacoltura provveda a tanto, Federpesca ha richiesto al Capo Reparto Pesca Marittima di informare le Autorità Marittime circa l’opportunità di considerare la fase in atto come transitoria fino all’emanazione delle direttive applicative ministeriali.

PIANO DI GESTIONE SPECIE ITTICHE DEMERSALI: FEDERPESCA SCRIVE AL MINISTRO SALVINI PER RAPPRESENTARE RICATTO COMMISSIONE EUROPEA

In data 22 dicembre 2018 il Presidente di Federpesca Luigi Giannini ha scritto al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini e al Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio per rappresentare una situazione di grande difficoltà per il settore della pesca italiana a causa di una burocrazia europea miope e totalmente scollata dalle reali esigenze delle imprese italiane.

Qui, in sintesi, il contenuto della lettera:

La Commissione europea ha bocciato il piano di gestione dei demersali presentato dall’Italia, perchè ritenuto insufficiente relativamente alla riduzione dello sforzo di pesca.

Una situazione che deve essere affrontata con grande attenzione poichè il rischio, non corrispondendo alle richieste di Bruxelles, è quello di incorrere nel diniego del pagamento del fermo biologico del 2018.

Un ricatto bello e buono, quello operato dai Servizi della Commissione, che in sostanza ci chiedono di scegliere tra due opzioni che mortificherebbero entrambe il settore e ci chiama a confrontarci su un terreno che ha evidenti criticità.

Infatti, la Commissione obbliga la flotta italiana al rispetto di limiti a tutela delle risorse ittiche nelle acque internazionali del Mediterraneo (GSA16) dove operano indisturbati anche pescherecci tunisini, egiziani e di altre provenienze senza regole nè controlli.

In tutto l’Adriatico (GSA17 e 18) i pescherecci italiani sono autorizzati a pescare per non oltre 4 giorni alla settimana e, in questo periodo dell’anno, per soli 3 giorni a settimana. Viene oggi richiesta un’ulteriore contrazione delle giornate di pesca da parte della nostra flotta, mentre i pescherecci croati attingono agli stessi stock 7 giorni alla settimana, vanificando le intenzioni di tutela dell’ambiente marino e generando ingiuste condizioni di concorrenza sleale a danno delle nostre imprese.

Quale senso ha ridurre unilateralmente lo sforzo di pesca della flotta italiana senza poter limitare allo stesso tempo il prelievo da parte degli altri pescherecci?

Un Governo che ha a cuore le imprese e i lavoratori italiani non può che respingere al mittente il ricatto proveniente dalla burocrazia europea, inducendola a trovare soluzioni diverse, pretendendo che Bruxelles dialoghi con i paesi terzi rivieraschi, al fine di concordare periodi di fermo congiunto ed altre misure di gestione degli stock ittici che consentano una tutela del mare effettiva  e al contempo difendano i principi comunitari di leale e libera concorrenza tra le imprese europee.

Ci aspettiamo quindi che il Governo italiano ponga la questione presso la Commissione Europea, con urgenza e determinazione, per difendere la peculiarità della condizione della nostra flotta peschereccia nel mediterraneo, ove la sovranità territoriale ed economica è ristretta alle 12 miglia dalle coste italiane, circondata da competitors extra UE e da atteggiamenti molto diversi nei confronti di Paesi della stessa Unione Europea. 

DISPOSIZIONI URGENTI E TRANSITORIE IN MATERIA DI PESCA DEL POLPO MEDIANTE L’IMPIEGO DI “TRAPPOLE IN MATERIALE PLASTICO”

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale n.621 del 21.12.2018 del Sottosegretario On. Manzato che disciplina la pesca del polpo mediante l’impiego di trappole in materiale plastico. Federpesca riconferma le forti perplessità sull’intera vicenda. considerando che il provvedimento di fatto scontenta tutti senza pervenire ad una posizione definitiva. La limitazione nel numero massimo di tane rende di fatto inefficiente e non conveniente la pesca da parte delle imprese che vi si dedicavano, dall’altra resta lacunosa delle indicazioni della ricerca scientifica che possano davvero dirimere definitivamente la questione della compatibilità e della sostenibilità dell’attrezzo.

 

<<ALL.>> DM 621 del 21.12.2018 del Sottosegretario On. Manzato