14.02.2013 ore 16:16 #VARIE

Alla Farnesina il punto su Libia e pesca italiana. L’intervento di Federpesca – 14.2.2013

Si è tenuta ieri presso il Ministero degli Esteri, a Palazzo della Farnesina, la riunione indetta dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Min. Plen. Andrea Meloni, con l’obiettivo di fare il punto sulle problematiche della pesca italiana nelle acque prospicienti la Libia.
Gli interventi istituzionali sono stati svolti dal Ministero degli Esteri (Min.Plen. Meloni – Cons. Morini – Min.Plen. De Sanctis), dal Ministero della Difesa (Cons. Goretti – Amm. Gumiero) e dal Ministero della Politiche Agricole (Dr. Serino – Min.Plen. De Vito – Dr. De Martino) ed hanno concordemente descritto la situazione in Libia come instabile e, per molti versi, pericolosa.
Lo scenario, riconducibile al combinato effetto di gruppi integralisti, criminalità organizzata e comune, lascia intravedere – in particolare modo nei giorni a venire – manifestazioni di ostilità molto preoccupanti sul piano dell’ordine pubblico e della sicurezza.
In presenza di un adeguato controllo politico del territorio, tutte le Autorità presenti hanno apertamente suggerito la massima prudenza nello svolgimento delle attività di pesca nelle acque prospicienti la Libia, pur non riconosciute tali dal Governo italiano.
Il timore, che Federpesca non può che condividere, è quello di non poter far conto su un intervento efficace della nostra Diplomazia nel caso in cui un peschereccio italiano fosse fermato, legittimamente o meno, dalle motovedette libiche. Ne è prova lampante il fatto che il M/p Daniela è purtroppo trattenuto a Bengasi, malgrado le assicurazioni fornite da più parti.
L’intervento di Federpesca, rappresentata dal Direttore Luigi Giannini, è stato dedicato ad analizzare distintamente le questioni che attingono il settore quanto ad aspetti giuridici, istituzionali ed economici.
In particolare, Giannini ha osservato che proprio nella situazione in atto debba essere posta la questione di procedere ad una ridefinizione dei confini marittimi attraverso una azione politico-diplomatica che investa pure l’Unione Europea e le Nazioni Unite, per l’azione regolatori a che svolgono rispetto alla Convenzione Internazionale sul Diritto del Mare (peraltro sottoscritta, anche se non ratificata, dalla stessa Libia).
L’intervento di Federpesca ha pure stigmatizzato la necessità che la Commissione Europea proceda senza ulteriore indugio al l’avvio di negoziati di pesca con tutti i Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo, per assicurare alle flotte comunitarie, ed a quella italiana in particolare, l’accesso alle risorse ittiche che peraltro spetta sulla base di diritti storici ben evidenti.
Da ultimo Giannini ha sollevato la questione delle pesanti perdite economiche che le imprese interessate alla pesca in quelle acque stanno subendo a seguito della rigorosa applicazione di limiti unilateralmente fissati durante il regime dittatoriale.
L’Unione Europea ed il Governo Italiano devono farsi carico dei danni che le imprese hanno subito e continuano a registrare. Ne esistono i presupposti e la base giuridica.
I destini di un centinaio di aziende ed oltre mille famiglie, senza considerare l’indotto, dipendono dalla prontezza di intervento di istituzioni che non possono opporre solo dinieghi o mancanza di condizioni.

14 Febbraio 2013

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